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  • Valeria Carossa

L'ESTETISTA E IL CALZOLAIO: QUELLO CHE GLI OCCHI NON VEDONO

Ho studiato nella bella città di Pavia, tra gli storici chiostri dell'Università in centro città e il polo scientifico, forse meno elegante come architettura. Tra un esame e l'altro mi gratificavo con un gelato (ancora non conoscevo gli effetti dello zucchero) della buonissima gelateria di fronte al collegio Cairoli, dove per altro conobbi mio marito. A poca distanza c'era la bottega del mio calzolaio, un simpatico signore sulla sessantina.


Un giorno andai da lui con gli stivali rotti e chiesi se era possibile rifare le suole: erano i miei preferiti e non avevo intenzione di sostituirli. Riuscii a convincerlo e fece subito la riparazione senza farmi tornare: in quel frangente vidi quanto magistralmente maneggiasse chiodi, cuoio e colla. Le arti e i mestieri sono davvero affascinanti da ammirare, soprattutto se potrai metterli ai piedi e sfrecciare comoda per le strade.



Mentre mi aggiustava le scarpe, il calzolaio mi raccontò che era felicemente prossimo alla pensione ma che il suo lavoro non era quel che avrebbe voluto fare nella vita. Invece, avrebbe voluto guidare i treni, manovrare le locomotive e vedere la gente viaggiare. Questa dichiarazione mi colpì e dissi: "Ma lei fa comunque andare in giro le persone e i loro piedi sono sicuramente più confortevoli dei vagoni". I miei stivali l'avrebbero confermato, li uso ancora oggi.


Tornata a casa dei miei genitori mi ricordai di un bel trenino di legno ancora incartato che aspettava un bimbo e un gioco. Portai quel trenino colorato e festoso al mio caro calzolaio e gli annunciai: "Non rimpianga le rotaie, tenga i sogni dei viaggi per la pensione e si rallegri per la bravura che ha mostrato nel fare il suo lavoro". Egli sorrise e tenne con orgoglio il trenino sulla sommità della vetrina finche non chiuse bottega.


La seconda storia che ti racconto riguarda un'estetista, una giovane donna che lavorava vicino al ponte coperto del fiume Ticino, romantico posto pieno di zanzare. Mi concessi questo raro lusso quando ancora non sapevo farmi da sola una pulizia del viso e volevo rinfrescare la mia pelle (per inciso, fatela con gli olii essenziali e buttare i tubetti di petrolio e paraffina).


Durante la seduta l'estetista mi raccontò che quello non era il lavoro dei suoi sogni: piuttosto avrebbe voluto fare la restauratrice di quadri o di mobili, ma non aveva mai intrapreso quegli studi (forse per mancanza di fiducia in se stessa?). Mi stupì la sincronicità di tale rimpianto in comune col calzolaio, sebbene lei fosse più giovane e avrebbe ancora potuto cambiare la sua carriera.


A metà tra il fiducioso e il dispiaciuto le dissi che lei comunque ristrutturava l'immagine della gente, facendola sembrare più fresca e in forma. Vuoi mettere vedersi qualche anno in meno allo specchio e qualche punto in più di autostima in soli 30 minuti? Non avevo trenini o mobiletti per questa cara ragazza ma sperai che meglio-prima-che-poi avrebbe cominciato un corso di restauro.



Con queste esperienze in tasca attraversai i miei anni universitari ma il loro significato mi torna spesso alla mente e penso due cose: la prima è perché mai non possiamo seguire le nostre aspirazioni? Facciamo davvero tutto quello che possiamo per realizzarle doesn't-matter-what? O preferiamo passare la vita a rimpiangere di non averci provato?


La seconda riflette sulla consapevolezza del nostro valore e sul nostro senso di appartenenza (sapete che sono legata al concetto di comunità, del sentirsi parte di un tutto più grande). L'estetista e il calzolaio, così come i rispettivi macchinisti e muratori, hanno un ruolo importante nel nostro benessere e nella costruzione della società. Hanno i benedetti compiti di farci muovere comodi e mantenerci sani e puliti, punti chiave per il benessere.


E dunque perché non essere fieri della propria professione, per il solo fatto che la svolgiamo con competenza? Fare bene il proprio lavoro fa del bene agli altri, sia in modo diretto che indiretto (mai sentito parlare del butterfly effect?), e fa stare bene noi stessi se è ciò che vogliamo. Il match perfetto lo abbiamo se seguiamo le nostre vocazioni e realizziamo i nostri sogni, al meglio delle nostre possibilità. A livello globale lo chiamiamo ottimo di Pareto, dove il grado di felicità è massimo.


E allora cosa manca per iniziare a pedalare? Prima cerchiamo una bicicletta e poi andiamo dove ci porta il cuore: e se abbiamo bisogno di aiuto basta chiedere, ci sarà dato. Non siamo soli...




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